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Recensione: ‘Kingsman – Secret Service’ – Matthew Vaughn (2015)

Immagine 131Diretto da Matthew Vaughn che dopo ‘Kick-Ass’ e ‘X-Men – L’inizio’ è alla sua terza pellicola fumettistica. Nelle precedenti opere di questo stampo è sempre riuscito in qualche modo a portare una ventata d’aria fresca al genere nelle sale di tutto il mondo, ormai asfissiate dall’invasione dei cine-fumetti, e la sua ultima pellicola sembra non essere da meno. Ma Kingsman nonostante sia tratto da una miniserie a fumetti appartiene al filone dello spionaggio. “Ci lamentavamo di quanto i film di spionaggio fossero diventati “seriosi”. – dice Vaughn – E così abbiamo deciso di farne uno divertente”.

Il protagonista è Gary “Eggsy” Unwin (Taron Egerton). Il padre di Eggsy muore da eroe in un’azione segreta di guerra. Il capo dell’operazione Harry Hart (nome in codice “Galahad”), che ha visto morire il giovane sotto i suoi occhi se ne addossa la colpa e va a casa del bimbo e della vedova per consegnare personalmente una medaglia all’onore, dicendo loro che se avranno bisogno di aiuto dovranno chiamare il numero sul retro della medaglia.

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Eggsy, interpretato dall’esordiente Taron Egerton

Salto temporale, diciassette anni dopo, Eggsy è un ragazzo difficile, un teppistello che ha rinunciato a un futuro apparentemente luminoso a causa di una famiglia disastrata. Sua madre si è risposata con un delinquente a cui permette di trattarla come una schiava, per paura di lasciare il figlio e la sorellina appena nata senza un tetto sulla testa.

Eggsy subisce le tipiche dinamiche di bullismo di quartiere, che lo portano però ad avere grossi guai con la polizia. E’ a questo punto che ricorre, senza crederci troppo, all’aiuto datogli dal misterioso uomo che aveva conosciuto diciassette anni prima. Harry (Colin Firth) lo tira fuori dai guai e lo introduce, dopo qualche incertezza per entrambi, al mondo dei Kingsman, un’organizzazione segreta di intelligence sovra-governativa guidata da “Artù” (Michael Caine), i cui elegantissimi membri hanno i nomi dei cavalieri della tavola rotonda.

Inizia così l’addestramento, molto competitivo, di Eggsy che lo porterà a intralciare i piani del genio della tecnologia, filantropo e multimiliardario Richmond Valentine (Samuel L. Jackson) spalleggiato dal suo letale braccio destro Gazelle.

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Colin Firth e Egerton in una scena del film

Questo film ci propone il classico racconto di formazione in veste fantascientifica tipico di gran parte dei cine-fumetti, ben simboleggiato attraverso l’eleganza, che una volta conquistata a fatica da Eggsy diventa la prova della sua maturità, oltre a essere un chiaro riferimento all’agente doppio zero. “I modi definiscono l’uomo” dice Galahad, citando Hemingway.

La trama ci pone anche davanti al dilemma etico del male minore, ‘Richmond’ paragona l’uomo a un virus e la terra a un organismo vivente che presto reagirebbe distruggendo l’intera umanità o perirebbe alla distruzione a causa del riscaldamento globale, per questo vuole provocare un genocidio di massa salvando una ristretta cerchia di persone importanti. Qual è il male minore? La distruzione del pianeta o un genocidio? Il super-cattivo è veramente cattivo o ha semplicemente trovato una soluzione al problema? La risposta non c’è, altrimenti che dilemma sarebbe?

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Il fumetto

‘Kingsman’ è un adattamento di ‘The Secret Service’ miniserie a fumetti scritta da Mark Millar e disegnata da Dave Gibbons. Sceneggiato da Matthew Vaughn in collaborazione con Jane Goldman è il quarto lungometraggio tratto dai fumetti di Millar dopo ‘Wanted’, ‘Kick-Ass’ e ‘Kick-Ass 2’.

Il progetto prende vita nel 2011 grazie alla 20th Century Fox, co-produttrice e distributrice del film, che compra i diritti del fumetto. Nel marzo del 2013 viene scelto Matthew Vaughn come regista, il quale ha dovuto scegliere se dirigere ‘Kingsman – Secret service’ o ‘X-Men: Giorni di un futuro passato’, vista la concomitanza dei due progetti. Vaughn ha dichiarato “ho preso quella che forse è stata la decisione più folle della mia vita, rinunciando a un gorilla da 800 milioni per fare Kingsman. Ma Kingsman riflette di più la mia personalità.”

Questo film si propone quindi come rivisitazione divertente del genere spionaggio, ma per farlo utilizza copiosamente riferimenti e citazioni ad altri film dello stesso filone, fino a diventare un vero e proprio pastiche alla Tarantino. Quentin ci ha sempre abituato al giusto mix di riferimenti e idee originali che lo hanno elevato nell’olimpo dei più grandi registi di questo secolo, ma Vaughn e la Goldman non sembrano riuscire a produrre un lavoro di sceneggiatura altrettanto brillante. I riferimenti dopo poco diventano stucchevoli e non contribuiscono all’originalità del film, anzi, lo fanno precipitare in una forte banalità narrativa autoreferenziale, la trama passa presto dall’essere referenziale a plasticosa.

kingsman3Lo stile registico inconfondibile di Vaughn, le ottime interpretazioni, la fotografia azzeccata, fumettosa e tendente al bidimensionale, e le stupende scene di combattimento a cui Vaughn ci aveva già abituato nei suoi precedenti cine-comics, ma che qui raggiungono lo stato dell’arte, riescono comunque in qualche modo a mettere una pezza alla banalità della struttura narrativa e a portare nelle sale un film divertente che vale tutto il prezzo del biglietto.

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